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DIFESA E CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ

Fonte: https://urly.it/36bn9

La parola “biodiversità” molto utilizzata nel linguaggio odierno è l’unione di BIOS+DIVERSITÀ’,bios dal greco vita quindi, la diversità della vita.

La definizione di biodiversità è la coesistenza di diverse specie animali e vegetali in un determinato ecosistema.

La biodiversità è fondamentale a tutti i livelli della vita, più è varia e ampia, maggiori saranno le probabilità di adattarsi ai diversi ecosistemi e ai cambiamenti climatici. Se invece la varietà biologica è ridotta c’è il rischio che alcune specie si estinguano, alcuni habitat scompaiano e determinate zone della terra diventino prive di vita.

E’ importantissimo e fondamentale proteggere la biodiversità, poiché noi stessi ne abbiamo bisogno per vivere.

Al giorno d’oggi .preservare gli ambienti naturali,le culture, proteggere le specie in via di estinzione e tutelare le varietà, sono obiettivi da perseguire in tutti i modi,  per questo il 22 maggio è stata istituita dalla FAO la giornata mondiale della biodiversità.

In questo momento, la biodiversità è minacciata dal comportamento dell’uomo nonostante I tentativi per salvarla. A mettere in pericolo la sopravvivenza delle specie viventi e dei loro habitat sono l’inquinamento ambientale, quello atmosferico, i cambiamenti climatici e il bracconaggio. Noi esseri umani, quindi , dovremmo tutelare la biodiversità poiché ci consente di vivere invece di metterla a rischio.

Ad esempio, delle 9600 specie di cibo selvatico il 20% ne è minacciato, il 33% degli stock ittici è sovrasfruttato, la perdita di api sta aumentando e il 17% degli impollinatori vertebrati è a rischio di estinzione.

Nel settore alimentare la biodiversità non è più varia come un tempo, ai tempi dei nostri nonni la varietà alimentare era più ampia, si faceva uso di piante spontanee e specie di vegetali che, a causa dei mercati non esistono più. Fortunatamente alcune tipicità agricole stanno ricomparendo grazie ad una nuova mentalità del consumatore che va alla ricerca di cibi antichi e ricercati, non derivanti dalla coltivazione industriale.

Come ad esempio il recupero del grano Senatore Cappelli, il riutilizzo di legumi antichi come I ceci neri e le cicerchie e la riscoperta delle piante selvatiche tanto utilizzate dai nostri antenati. Però non bisogna mai smettere di denunciare la monovarietà dei mercati,e scegliere sempre prodotti derivanti da colture biologiche o ecosostenibili perchè l’unica arma del consumatore è quella di far mutare la domanda.

Entrando nello specifico la biodiversità pugliese ha 623 specie autoctone messe a rischio estinzione dai mercati globali, fortunatamente la Puglia possiede 245 mila ettari di aree naturali protette, ma soprattutto a difendere la biodiversità pugliese e italiana è la legge per la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo-alimentare che prevede l’istituzione di un fondo di tutela per sostenere le azioni degli agricoltori.

Non bisogna sottovalutare però che il km 0 mantiene viva la biodiversità pugliese permettendo a quei prodotti antichi e sconosciuti di avere un piccolo mercato.

Rimangono purtroppo prodotti che continuano a non avere mercato o che vengono sostituiti da nuove specie più forti e resistenti direttamente in Puglia, entrando nello specifico possiamo parlare dell’uva imperatore, o l’uva fragola I cui innesti sono rari e dimenticati sostituiti da razze ibride e forti che vengono richieste dal mercato moderno,possiamo citare il Corbezzolo, la pianta dell’ unità italiana I cui frutti venivano utilizzati sin dall’antichità per le importanti proprietà fitochimiche ricchi di vitamina c, arbutina e polifenoli utilizzati per la cura della flora intestinale, e infiammazioni dell’ apparato digerente.

Meno famoso è il sorbo, quando viene raccolto, è decisamente immangiabile. Contiene, infatti, un’elevata concentrazione di tannini astringenti presenti nella polpa che lo rende impossibile da gustare. I frutti si possono quindi mangiare solo a seguito di un processo di ammezzimento che è in grado di rendere la polpa più tenera e facile da assaporare. Si tratta di un processo che porta a maturazione il frutto acerbo dopo averlo raccolto.

Fonte: https://urly.it/36bnn

Il frutto viene conservato in un luogo buio e asciutto finché I tannini non si trasformano in zuccheri commestibili. Tutto ciò è la principale causa che rende difficile la commercializzazione del frutto.

È opportuno citare anche la nespola d’ inverno e la mela azzeruolo, frutti antichi che oggi non sapremmo nemmeno riconoscere la cui vita è affidata a quei pochi contadini che ne tramandano la conoscenza e cultura.

Fonte: https://urly.it/36bn2

Un frutto che invece trova ancora mercato per il suo impiego nelle confetture è la mela cotogna utilizzata solo in prodotti dolciari della tradizione pugliese anch’essa a rischio.

Fonte: https://urly.it/36bnf

Una importante tradizione pugliese che sta ritornando in uso è il “foraging” la raccolta di quelle erbe spontanee che occupano numerosi piatti della tradizione gastronomica territoriale, come ad esempio I sivoni, le orobanche, i cardi,  i cardoni,  le rape selvatiche, le cicorielle, l’ Ortica, la borragine e tante altre che caratterizzano le distese pugliesi, ma che pochi oggi saprebbero riconoscere, raccogliere e cucinare.

I prodotti pugliesi a rischio sono molti e, l’unico modo per salvaguardarli,è prendere con coscienza le nostre decisioni e far sì che la biodiversità continui a vivere aumentandone la domanda in  un mercato che punta sempre più alla globalizzazione.

Marco Difino